Nella terra del Moscatello ritrovato di Secolo IX
Viaggio alla scoperta dell’entroterra pescarese e aquilano tra bellezze naturalistiche, antiche abbazie, vitigni rari e sapori autentici
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di clamore per raccontarsi. L’Abruzzo è così: potente e silenzioso, fatto di paesaggi che sorprendono per la loro purezza e di tradizioni che resistono al tempo, custodite con orgoglio da chi le vive.
Qui, sospesi tra mare e montagne, il tempo sembra rallentare e il vino racconta storie antiche che intrecciano memoria, natura, spiritualità, tradizioni contadine e legame con la terra. Esperienze da vivere con ritmo lento, senza fretta, rimanendo con la mente aperta, interagendo con questo popolo fiero, calandosi senza preconcetti negli usi e costumi locali.
Il nostro itinerario parte dalla costa e attraversa l’entroterra pescarese-aquilano passando tra borghi di pietra, abbazie millenarie, paesaggi incantati, sapori genuini e nuovi progetti che raccontano un Abruzzo ancora poco conosciuto, genuino e autentico, profondamente legato alle proprie radici.
La casa di Gabriele D’Annunzio: punto di partenza
Vivace, dinamica e moderna, Pescara rappresenta il punto di partenza ideale per andare alla scoperta dell’entroterra. Passeggiando tra il lungomare e il centro cittadino si respira un’atmosfera rilassata, fatta di caffè storici, mercati, locali vista mare e ritmi scanditi dalla luce e dalla brezza dell’Adriatico. La Casa Natale di Gabriele D’Annunzio, dove il poeta nacque e visse gli anni della giovinezza, custodisce la sua memoria. Il piccolo museo permette di entrare nel suo universo attraverso ambienti originali, fotografie, arredi e testimonianze familiari. Un’occasione per scoprire uno dei personaggi più illustri del Novecento nella sua dimensione più intima e meno conosciuta.
Cena con i piedi nella sabbia al Vittoria Beach

Per assaporare pienamente l’anima marinara abruzzese basta proseguire lungo la costa fino a Francavilla al Mare, dove al Ristorante Vittoria Beach di Cristiano Di Tommaso mangiare il pesce diventa un’esperienza romantica e coinvolgente. Il locale si affaccia direttamente sul mare Adriatico. Durante la stagione estiva si cena sulla spiaggia con i piedi nella sabbia e il suono delle onde come colonna sonora. In tutte le altre stagioni le ampie vetrate regalano viste spettacolari sull’infinità del mare, soprattutto al tramonto, quando il cielo si accende di riflessi dorati.
La cucina, prevalentemente di mare, racconta l’Adriatico con uno stile contemporaneo ed essenziale, valorizzando il pescato locale attraverso crudi, tartare e carpacci marinati agli agrumi. Tra i primi, gli spaghettoni al pesce e peperoni sono stati eletti come piatto signature dello chef, un equilibrio riuscito tra tradizione e creatività, perfetti da abbinare ai vini autoctoni, come il Pecorino, il Cerasuolo o il Moscatello.

Un soggiorno in una villa d’epoca fuori dal caos cittadino, tra pace e relax
Lasciando la costa e dirigendosi verso l’interno, si raggiunge a Turrivalignani il Regis Resort & Wellness, un’elegante villa dell’800 immersa in un grande parco adibita a struttura ricettiva, considerata ancora oggi tra le dimore storiche più importanti della Val Pescara. Una vera e propria oasi di pace e tranquillità organizzata attorno a un ampio centro wellness, con piscine, sauna, bagno turco, percorsi sensoriali e aree relax che richiamano l’idea di un benessere rigenerante. Gli spazi luminosi ed il rigoglioso giardino invitano al relax. Anche la colazione racconta il territorio, con prodotti genuini, dolci fatti in casa, centrifughe realizzate con tecniche all’avanguardia, cesti di frutta e attenzione alla qualità delle materie prime. La posizione strategica di questo raffinato hotel, situato a metà strada tra Maiella, costa adriatica e Gran Sasso, rende questa location una base perfetta per perlustrare le meraviglie di quest’area pedemontana.

Navigazione in kajak con guida sul Tirino, il fiume che incanta con le sue acque limpide
Tra le esperienze più avventurose ed emozionanti da fare nelle vicinanze a Bussi, un must è la navigazione in canoa sul Fiume Tirino organizzata dall’Associazione Il Bosso, una vera immersione nella natura più incontaminata. Le acque di questo fiume, considerate tra le più limpide d’Europa, hanno una trasparenza quasi irreale: dal fondo si distingue in modo nitido la vegetazione sommersa, mentre sfumature bianche, turchesi e verde smeraldo, al sole creano pittoreschi giochi di luce. La gita dura circa due ore. Si avanza lentamente, accompagnati soltanto dal rumore lieve della pagaia e dai richiami degli uccelli. Se si è fortunati, si possono persino avvistare cavalli lungo le sponde.

La piccola Atlantide d’Abruzzo e il villaggio medioevale sommerso
Poco distante, si trova un’altra perla nascosta: il Lago di Capodacqua. Creato a seguito della costruzione di una diga, le sue acque straordinariamente cristalline custodiscono quella che molti definiscono la “Piccola Atlantide d’Abruzzo”: i resti sommersi di un antico villaggio medievale, oggi visibili con una chiarezza quasi irreale. Sotto la superficie si distinguono ancora le geometrie degli edifici, tra cui un colorificio, i mulini e le tracce di una vita quotidiana che l’acqua ha conservato anziché cancellare. Un luogo particolarmente suggestivo dove la luce che filtra crea riflessi cangianti, trasformando l’antico paese in una visione quasi onirica. Calipso Capodacqua – Calipso Capodacqua organizza, su prenotazione, tour subacquei per esperti – previa autorizzazione – e gite su imbarcazioni dal fondo in vetro, che permettono di osservare questo mondo sommerso come attraverso una finestra sul tempo.
Campo Imperatore, tra vette innevate, atmosfere western e arrosticini

A Campo Imperatore l’Abruzzo mostra il suo volto più maestoso. Salendo verso l’altopiano il paesaggio cambia improvvisamente volto, curva dopo curva. Queste strade sinuose, che si inerpicano tra le montagne, regalando scorci d’incredibile bellezza, sono una meta molto amata da motociclisti e bikers.
Noto come il “Piccolo Tibet” d’Italia per i suoi paesaggi brulli e immensi, è una meta perfetta tutto l’anno per gli amanti della natura, dello sci e dell’escursionismo (Gran Sasso – Centro turistico), oltre che essere considerato uno dei luoghi più spettacolari dell’Appennino.

Sull’altopiano, in primavera, i laghetti effimeri riflettono le cime ancora innevate del Gran Sasso, creando uno scenario quasi himalayano. I diversi sentieri di trekking, che attraversano vallate, canyon e pascoli d’alta quota, offrono itinerari immersi in una natura quasi primordiale, tra silenzi assoluti e panorami che ricordano i grandi spazi del Far West americano. Non a caso questa zona, proprio all’ombra del Gigante Addormentato (come è soprannominato dai locali il Gran Sasso per la sua insolita forma), è stata scelta come set naturale di numerosi film western all’italiana, tra cui il celebre “….Continuavano a chiamarlo Trinità” con Bud Spencer e Terence Hill.
Nei rifugi si ritrova il lato più conviviale della montagna. Dopo una giornata tra trekking e panorami sconfinati, la sosta obbligata è al Ristoro Mucciante, tempio degli arrosticini e simbolo per eccellenza della gastronomia abruzzese, dove la tradizione vuole che siano gli stessi ospiti a cuocerli sulle caratteristiche canaline comuni: un rito collettivo semplice e autentico.


Santo Stefano di Sessanio, simbolo di rinascita e le sue rinomate lenticchie di montagna
Poco lontano, Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più incantevoli dell’Appennino abruzzese un tempo rinomato per la produzione della lana, rappresenta il segno di una rinascita possibile. Questo grazioso paesino di pietra, a lungo spopolato, è tornato a vivere grazie ad un recupero intelligente e rispettoso della sua identità. Molte abitazioni sono diventate parte del progetto “albergo diffuso Sextantio”, che si pone come obiettivo quello di trasformare le case abbandonate in sistemazioni per turisti.

Passeggiare tra i suoi vicoli stretti significa fare un balzo indietro nel tempo, tra archi medievali, case in pietra calcarea, scalinate e scorci che si aprono improvvisamente sulle montagne circostanti. Tra le principali attrazioni spicca la Torre Medicea, simbolo del borgo, recentemente restaurata dopo il terremoto, che domina il paese e racconta l’antico legame con la famiglia dei Medici, che qui controllava il commercio della lana. Da non perdere anche la Chiesa di Santo Stefano Papa e Martire, gli antichi portici e le piccole botteghe artigiane dove si trovano prodotti tipici, tessuti e lavorazioni tradizionali.

Una delle curiosità più amate dai visitatori è il celebre vicolo strettissimo, talmente angusto da costringere quasi a sfiorarsi passando: secondo la tradizione era il luogo perfetto dove i giovani innamorati riuscivano a rubarsi un bacio lontano da sguardi indiscreti.
Santo Stefano di Sessanio, però, è anche noto per una delle eccellenze agricole più identitarie dell’Appennino: le lenticchie di montagna coltivate sugli altipiani circostanti. Minute, dalla buccia sottile e particolarmente saporite, non necessitano di ammollo e raccontano una tradizione contadina rimasta quasi immutata nel tempo. Secondo le credenze locali, degustarle a Capodanno oltre che portare fortuna conferisce a chi le mangia tutta la forza della montagna.
La Cappella Sistina d’Abruzzo e Rocca Calascio
Proseguendo sulla strada, l’Oratorio di San Pellegrino, noto come la “Cappella Sistina d’Abruzzo”, lascia senza fiato con i suoi affreschi medievali perfettamente conservati.
Se c’è tempo per un’esperienza ancora più avvincente e memorabile vale la pena raggiungere Rocca Calascio, set del celebre film fantasy “Ladyhawke” (1985) e de “Il nome della rosa” (1986). Arroccata ad oltre 1.400 m è la fortezza più alta d’Italia ed una delle più suggestive. Sospesa tra cielo e pietra, è un luogo magico che regala viste mozzafiato che evocano suggestioni mistiche e contemplative.
Castiglione a Casauria, tra transumanza, vigne e memoria
Ritornando verso l’albergo merita una sosta Castiglione a Casauria, un piccolo borgo della provincia di Pescara immerso nella Valle del Pescara e circondato da colline coltivate a vigneti e uliveti.
La sua storia è profondamente legata al Medioevo e alla presenza dell’abbazia che ne ha segnato lo sviluppo storico e culturale. Situato lungo una delle maggiori vecchie vie della transumanza, il paese, abitato oggi da sole 20 famiglie, conserva ancora una ruralità autentica, lontana dai circuiti più turistici. Il profondo legame con la terra continua ancora a scandire la vita quotidiana, facendo sopravvivere usi tipici della cultura contadina, come la produzione dei dolci e le feste popolari, con antiche ricette culinarie che continuano a tramandarsi di generazione in generazione tra trucchi segreti e rielaborazioni personali.

Alcuni giovani del territorio hanno dato vita all’Associazione Interpromium, custode delle tradizioni gastronomiche locali e promotrice di eventi culturali come il Festival della Letteratura, che anima il borgo con incontri, presentazioni, reading e momenti di dialogo tra scrittori, giornalisti e pubblico. L’obiettivo è quello di rivitalizzare il paese riportando la cultura al centro della vita del borgo, per attrarre visitatori e far rimanere i giovani in loco.

L’Abbazia di San Clemente: il respiro del medioevo, tra identità o operosità
Fin dall’antichità il fulcro dell’intero comprensorio è l’Abbazia di San Clemente a Casauria, uno dei più importanti esempi di architettura romanica d’Abruzzo, nonché antico centro religioso e politico del territorio. Vero e proprio gioiello architettonico, fu fondata nel IX secolo e ampliata nei secoli successivi. Il portale scolpito, il chiostro e gli interni sobri custodiscono una spiritualità intensa, che celebra San Clemente.
Attorno al complesso monastico, si sviluppò nei secoli un sistema di coltivazioni e vigneti, tra cui il Moscatello, che sfruttava la fertilità delle colline circostanti e la posizione strategica lungo antiche vie di transito tra Adriatico e Appennino.

Qui il vino da sempre non è soltanto produzione agricola, ma parte dell’anima stessa del territorio. È proprio in questo contesto che nasce il progetto di Tenuta Secolo IX, impegnata nel recupero del Moscatello, vitigno storico quasi scomparso e oggi riportato in vita come simbolo identitario dell’intera zona. Già coltivato dai monaci nella vicina Abbazia di San Clemente a Casauria in epoca medievale, questo nettare dolce era considerato particolarmente pregiato, tanto da essere destinato anche alle tavole papali.

La tenuta Secolo IX e il progetto di recupero del Moscatellod’Abruzzo
Il cuore del nostro viaggio ci porta proprio ai piedi del Monte Morrone, tra la Maiella e il Gran Sasso, alla Tenuta Secolo IX – situata a Castiglione a Casauria – e al suo progetto di recupero del Moscatello, ponte tra passato, presente e futuro.

Questo antico vitigno autoctono abruzzese a bacca bianca, quasi estinto e profondamente legato alla storia della Valle del Pescara, si presenta con un profilo aromatico intenso e riconoscibile. Pur essendo simile alle grandi famiglie dei Moscati mediterranei, mantiene una forte identità territoriale che conquista il palato con il suo inatteso tocco sapido, perfettamente integrato nella sua componente dolce.

Oggi, per merito dell’azienda Secolo IX, il Moscatello è tornato ad esprimersi in diverse versioni — secco, passito e recentemente anche spumante — diventando simbolo di rinascita culturale, oltre che una delle espressioni più interessanti dell’enoturismo abruzzese.

In particolare, il Moscatello – Colline Pescaresi IGT Passito di Tenuta Secolo IX sta ottenendo negli ultimi anni importanti riconoscimenti sia in Italia che all’estero, come il premio “miglior vino dolce d’Italia” della Fondazione Italiana Sommelier o la medaglia d’oro al Concours Mondial de Bruxelles, che ne attestano la qualità e l’eccellenza nel panorama dei vini dolci.
Il successo del Moscatello nasce da un profondo lavoro di recupero e valorizzazione del territorio, portato avanti direttamente dalla proprietà e dal team di lavoro. L’azienda, che produce olio, vino e succo d’uva in regime di agricoltura integrata a basso impatto ambientale, adotta tecniche rispettose dell’ambiente, partendo dalla cura della vite in vigna.

Alla guida della Tenuta c’è Fioravante Allegrino, affiancato da un team di professionisti che comprende figure chiave come Maurizio Primavera, Direttore Commerciale, Massimo Iafrate, Brand Ambassador, l’enologo Donato Di Tommaso e l’agronomo Romano D’Amario. Una squadra che condivide una visione comune che parte dalla passione per la propria terra: valorizzare il territorio attraverso un lavoro rigoroso, partendo dal passato per proiettarsi verso il futuro.
Su prenotazione, la Tenuta organizza visite in cantina e degustazioni nella sala interna o sulla spettacolare terrazza panoramica delle diverse etichette prodotte, tra cui, oltre al Moscatello, meritano una menzione anche il Pecorino Riserva Vento del Colle – Colline Pescaresi IGT 2023 e il Cerasuolo d’Abruzzo Doc 2024.

Cantine Aperte: un’occasione unica per vivere il territorio
Il momento migliore per visitare la Tenuta Secolo IX è durante Cantine Aperte. Per l’occasione quest’anno, il 30 e 31 maggio, l’azienda apre le porte con un programma che unisce degustazioni, musica e tradizioni locali, raccontando il Moscatello come emblema del territorio. Tra passeggiate in vigna, assaggi guidati, esposizioni d’auto d’epoca e momenti musicali, il percorso si conclude con la degustazione della tradizionale Ciambella di San Biagio, rigorosamente da inzuppare nel Moscatello passito, realizzata in collaborazione con l’Associazione Interpromium.
Un’occasione unica per vivere un’esperienza immersiva tra vino e cultura enogastronomica abruzzese antica e moderna, assaggiando alcune delle specialità della tradizione povera contadina e pastorale, come la pizza “schima”, senza lievito, i dolci fatti con il ferretto o provando piatti a base di zafferano, l’oro giallo coltivato su queste colline ancora in modo manuale.
Il viaggio diventa esperienza e il Moscatello custode discreto di valori veri che sfidano il tempo
In questo Abruzzo che alterna mare e montagne, silenzi e orizzonti infiniti, paesaggi bucolici, storia e natura, piatti poveri della tradizione, come le virtù, la pizza schima, i formaggi dei casari, il viaggio diventa esperienza prima ancora che racconto. Ogni tappa aggiunge un frammento di identità e ogni incontro restituisce il senso profondo di una terra che non si concede subito, ma si svela piano piano con lentezza solo a chi sa ascoltarla.
E quando il percorso sembra concludersi, resta il gusto pieno di una tradizione che continua a rinnovarsi anche a tavola, un ricordo concreto che rivive anche a casa, con un calice di Moscatello, custode discreto di una memoria antica fatta di gesti essenziali e sapori sinceri.
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