Cordero di Montezemolo: dal 1340 il racconto autentico delle Langhe
Cantina Cordero di Montezemolo: Langhe dal 1340, dove il vino diventa espressione di valori profondi
Nelle Langhe, sulle colline che circondano La Morra, la storia della Cordero di Montezemolo attraversa i secoli intrecciando vino, territorio e memoria familiare. Dal 1340 questa famiglia coltiva la terra con passione, trasformando la viticoltura in una vocazione che si tramanda di generazione in generazione. Qui il vino non è soltanto un prodotto agricolo, ma l’espressione di valori profondi: rispetto, responsabilità e armonia col paesaggio.
Alla base della filosofia produttiva c’è una convinzione chiara: la qualità nasce prima di tutto dalle persone. Chi lavora nei vigneti, in cantina e negli uffici condivide un’etica comune fatta di precisione, umiltà e attenzione costante. Ogni bottiglia è il risultato di un controllo accurato dell’intera filiera, dalla vigna alla commercializzazione. Il rispetto per la terra è una scelta concreta: dal 2013 tutta la produzione è certificata biologica, con pratiche agricole che escludono sostanze di sintesi e favoriscono la biodiversità.
Le radici di questa storia risalgono al Trecento, quando Pietrino Falletti ricevette in dono terreni collinari nei pressi di Alba. Quelle colline divennero nel tempo il patrimonio della famiglia Falletti, che le custodì per oltre cinque secoli. Le prime vinificazioni orientate al commercio risalgono all’Ottocento, mentre nel 1941 le proprietà passarono al nipote Paolo Cordero di Montezemolo, segnando l’inizio della nuova fase familiare. Oggi la tenuta è guidata dalla diciannovesima generazione, con Elena Cordero di Montezemolo e Alberto Cordero di Montezemolo, che continuano a custodire questo patrimonio con lo stesso spirito di responsabilità.
Il cuore dell’azienda è il colle Monfalletto, una collina che domina il paesaggio di La Morra. Qui si estendono circa 28 ettari di vigneti contigui, ai quali si aggiungono altri appezzamenti tra Alba, Castiglione Falletto, Guarene e Cherasco. La conformazione compatta dei vigneti rappresenta un elemento distintivo: permette una gestione agronomica più precisa e coerente, fondamentale per la conduzione biologica. Le varietà coltivate – Nebbiolo, Dolcetto, Barbera, Arneis e Chardonnay – trovano ciascuna la propria collocazione ideale in base a suolo, altitudine ed esposizione, mentre l’età media delle vigne destinate al Barolo supera i 35 anni.
Anche la cantina riflette questa filosofia. Nel 1979 Giovanni Cordero di Montezemolo decise di costruire la struttura all’interno della tenuta, tra i vigneti dell’Annunziata. L’idea era semplice: far nascere e maturare il vino esattamente nel luogo in cui cresce l’uva. L’edificio, sobrio e integrato nel paesaggio, ospita spazi dedicati alla vinificazione, all’affinamento e all’accoglienza, dove acciaio, cemento e legno convivono con tecnologie moderne pensate per preservare l’integrità delle uve.
Il Barolo rappresenta il cuore della produzione e l’espressione più profonda dell’identità aziendale. Etichette come Barolo Monfalletto, Gattera ed Enrico VI raccontano sfumature diverse del Nebbiolo e delle colline di La Morra, mantenendo uno stile riconoscibile fatto di eleganza, profondità e capacità di evolvere nel tempo. Accanto ai grandi rossi, la cantina produce anche vini che interpretano le varietà autoctone del territorio – Dolcetto d’Alba, Barbera d’Alba, Langhe Nebbiolo e Langhe Arneis – oltre a selezioni come lo Chardonnay Elioro e la Barbera Superiore Funtanì.
Sulla sommità della collina Monfalletto, tra i filari, si erge infine un maestoso Cedro del Libano, piantato nel 1856 da Costanzo Falletti ed Eulalia Dalla Chiesa come simbolo del loro matrimonio. Oggi quell’albero è diventato l’emblema della tenuta: un testimone silenzioso che racconta la continuità di una storia lunga quasi sette secoli.
La degustazione
Noi abbiamo degustato Barolo Monfalletto 2022. Di seguito le nostre impressioni.
Barolo Monfalletto 2022

Note di degustazione
Esame visivo: raffinata trasparenza granato.
Esame olfattivo: la successione dei profumi, tra cui emergono memorie di fiori appassiti, liquirizia, cuoio e cenni di grafite, custodisce un cuore di frutta rossa e ciliegia in confettura.
Esame gusto-olfattivo: morbido e avvolgente al palato, distende un tannino dal tratto deciso e di aderenza eloquente. Buone potenzialità di invecchiamento.
Abbinamento: ottimo con carne rossa, selvaggina, formaggi stagionati.
In queste colline patrimonio dell’umanità, il vino della famiglia Cordero di Montezemolo continua a essere molto più di una semplice produzione enologica: è un linguaggio che unisce passato e futuro, terra e persone, tradizione e visione contemporanea delle Langhe.

