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La Baita Valtellinese: un angolo di Valtellina a pochi passi da Milano

La Baita Valtellinese a Seregno, un rifugio di sapori autentici di montagna dove la tradizione incontra la buona cucina   

Se volete degustare i piatti tipici e genuini della Valtellina non è necessario andare fin lì, ma è sufficiente recarsi alla Baita Valtellinese a Seregno, un luogo in cui basta varcare la soglia per sentire immediatamente il richiamo della montagna. Negli ambienti raccolti e caldi de La Baita Valtellinese, in Brianza, il profumo del burro d’alpeggio, il legno vivo alle pareti e il sapore deciso della polenta taragna riportano dritti tra le valli valtellinesi. Aperto nel dicembre 2023, il ristorante è diventato in poco tempo un riferimento per chi cerca una cucina autentica, fedele alla tradizione e libera da compromessi.

Un nome, una garanzia

“Baita”, come rifugio che accoglie e invita a rallentare, e “Valtellinese”, come un tributo sincero a una tradizione gastronomica che non conosce mode né stagioni. Ogni dettaglio degli interni – dal legno che domina la sala alla luce calda che accompagna la cena – racconta un’ospitalità genuina e un’identità precisa, radicata nella cultura alpina e nei suoi sapori più schietti.

La cucina: coerente, senza fronzoli

La proposta gastronomica de La Baita Valtellinese è limpida, veramente gustosa e diretta: pochi piatti, realizzati con ingredienti provenienti da produttori e artigiani della Valtellina. Il menù è un omaggio alla semplicità e va da Sciatt croccanti e salumi tipici come apertura, a Pizzoccheri tirati a mano ogni mattina, fino a Polenta taragna, tzigoiner, costine e tagliatelle ai porcini: piatti ricchi, generosi, nati per scaldare il corpo e lo spirito. A chiudere, un signature che è già un motivo di richiamo: il gelato al Braulio, aromatico e balsamico, perfetto dopo un pasto di tradizione.

L’esperienza della convivialità

Il ristorante ha scelto di valorizzare i suoi piatti simbolo con formule dedicate a chi ama condividere la tavola: domenica a cena, Costine al Lavècc All You Can Eat cotte a lungo nel tradizionale tegame in pietra ollare; da lunedì a giovedì, Pizzoccheri & Sciatt All You Can Eat, due icone valtellinesi nella loro versione più autentica. Un modo semplice e genuino per riportare al centro il piacere dello stare insieme.

Una filiera che parla di territorio

La qualità della proposta nasce da una filiera corta e rigorosa:

farine di grano saraceno dai mulini locali, come il Molino Tudori;

formaggi DOP – Casera, Bitto Storico, Storico Ribelle (Presidio Slow Food) – provenienti da malghe d’alpeggio;

bresaola punta d’anca IGP, burro e latte della Latteria di Chiuro;

erbe spontanee, prodotti caseari e carni da piccoli allevatori valtellinesi.

Gli sciatt, leggeri e fragranti, sono tra le ricette più richieste, così come il celebre Tzigoiner. Ma il vero sigillo d’identità restano i pizzoccheri valtellinesi fatti a mano, mantecati con Casera DOP e burro fuso d’alpeggio: un piatto che racchiude l’essenza stessa della valle.

La visione dello chef

Avevamo un obiettivo: creare un luogo riconoscibile e fedele alla sua anima”, racconta il team di cucina guidato da Gabriele Berbenni, valtellinese doc. “Chi entra sa cosa troverà: pochi piatti scelti, preparati con la stessa cura che si metterebbe a casa propria. Niente effetti speciali: solo costanza, attenzione e il gusto di una cucina che parla di verità”.

120 coperti e un pubblico affezionato

Aperto tutto l’anno, il ristorante accoglie una clientela varia, anche da fuori città. Con i suoi 120 posti e uno scontrino medio abbordabile, La Baita Valtellinese si conferma come un punto fermo per chi desidera vivere un’esperienza di cucina di montagna autentica, scandita da un servizio cordiale e un’atmosfera intima.

La degustazione

Ci accoglie l’affabile e simpaticissima Micol. Noi abbiamo provato i piatti tipici del locale. Di seguito le nostre impressioni.

Antipasti: l’essenza della tradizione alpina

Il viaggio inizia con un trittico che incarna la cultura contadina della valle: bresaola, slinzega e salamet. La bresaola, la più celebre, offre la tipica magrezza e la delicata aromaticità derivata dalla lenta stagionatura. La slinzega, versione più antica e rustica, presenta una sapidità più accentuata e una consistenza compatta, mentre il salamet porta in tavola il carattere vivace della norcineria alpina.

Accanto ai salumi, un tagliere di formaggi del casaro riunisce tre pilastri caseari: Scimudin, morbido e fresco; Casera, semigrasso e dal gusto equilibrato; e Bitto, il re dei formaggi valtellinesi, sapido e complesso, capace di raccontare i pascoli d’alta quota.

A completare gli antipasti, gli sciatt, piccole frittelle tonde di grano saraceno ripiene di formaggio, servite caldissime, con il loro cuore fuso che richiama immediatamente i profumi dei rifugi valtellinesi.

Primi piatti: il cuore caldo della cucina valtellinese

Tra i primi, i protagonisti non possono che essere i Pizzoccheri di Teglio, proposti nella loro versione più autentica. Le tagliatelle di grano saraceno si intrecciano a verze, patate e abbondante Valtellina Casera DOP, condite con burro fuso e salvia: un piatto di sostanza, capace di raccontare secoli di montagna vissuta.

Accanto, una proposta che celebra il bosco: le tagliatelle ai porcini, dove la pasta fresca accoglie il profumo intenso dei funghi alpini, valorizzati da una cottura che ne preserva consistenza e aroma.

Secondi piatti: intensità e identità

Il secondo capitolo del menù porta in tavola due preparazioni emblematiche. Le costine al Lavècc, cotte lentamente nel tipico recipiente in pietra ollare, sviluppano una tenerezza inimitabile e un gusto profondo, dato dalla particolare conduzione del calore della pentola tradizionale.

Segue la polenta taragna con porcini, un piatto che unisce farina di mais e grano saraceno alla ricchezza del formaggio fuso e all’aromaticità dei funghi. La consistenza cremosa e avvolgente rappresenta il vero comfort food di montagna.

In abbinamento, Valtellina Superiore Inferno Nino Negri 2022. Al naso è intenso, dall’impatto speziato, poi si aggiungono richiami di ciliegia, frutti di bosco, erbe di montagna e accenni tostati. L’ingresso in bocca è fresco e avvolgente. Trama tannica raffinata e chiusura sapida.

Dessert: la dolce conclusione

A chiudere il percorso, un tiramisù estremamente cremoso preparato secondo la tradizione italiana, che funge da contrappunto dolce e vellutato alla robustezza delle pietanze valtellinesi.

In accompagnamento, Braulio, celebre amaro alpino nato a Bormio dalle note balsamiche, erbacee e leggermente amare, un digestivo naturale che funge da ulteriore richiamo alle erbe di montagna.

Whim Group: format diversi, una stessa visione

Il progetto porta la firma di Whim Group, guidato dal giovane imprenditore Nicolò Caparra. Una realtà che a Seregno sta costruendo un modello di ristorazione basato su format distintivi, accomunati da una visione condivisa: valorizzare la qualità, creare esperienze riconoscibili, restituire valore al territorio.

Con La Baita Valtellinese, il gruppo firma un omaggio a una cucina che non ha bisogno di essere reinventata: basta raccontarla con rispetto, materia prima e passione.

Per informazioni

www.labaitavaltellinese.it

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Carlo Bellino