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Al Roteo del MUSA Lago di Como va in scena The Signature Dinner

Al Roteo del MUSA Lago di Como, Robert Moretti e Matteo Corridori ospitano Michele Cobuzzi                        

C’è un momento, nelle migliori collaborazioni gastronomiche, in cui le firme degli chef passano in secondo piano e lasciano spazio al racconto. È quello che si è svolto lunedì 6 luglio al ROTEO, il ristorante del MUSA Lago di Como, dove la brigata guidata da Robert Moretti e Matteo Corridori ha accolto Michele Cobuzzi, chef una stella Michelin del ristorante ANIMA di Milano, per una cena a sei mani che ha mandato in scena due identità culinarie capaci di dialogare senza perdere la propria voce.

Lakeside cafe terrace with comfy black-and-cream seating under leafy trees, overlooking a body of water and distant mountains.

Più che una semplice guest dinner, The Signature Dinner nasce come un percorso costruito sull’alternanza delle firme, in cui ogni piatto diventa il capitolo di una conversazione fatta di ingredienti, memoria e ricerca contemporanea.

Assorted upscale appetizers arranged on a marble table with white platters, small bites in cylindrical stands, and drinks in the background.

La serata si apre alle 19.30 con un cocktail di benvenuto, con tanti sfiziosi finger food a deliziare il palato, seguito dalla cena alle 20.30, accompagnata da una selezione di vini, scelta personalmente dal bravissimo sommelier del locale e che comprende piccoli produttori, studiata per valorizzare ogni portata.

Due cucine, un’unica narrazione

Da una parte la cucina di ROTEO, profondamente legata al paesaggio del Lago di Como ma aperta a contaminazioni internazionali; dall’altra quella di Michele Cobuzzi, che ad ANIMA interpreta la materia prima con precisione tecnica, equilibrio e una costante ricerca sull’intensità dei sapori. L’alternanza delle portate crea un ritmo naturale: leggerezza e profondità, acidità e affumicature, vegetale e mare si rincorrono senza soluzione di continuità.

Il menù: sei piatti, sei interpretazioni, sei racconti tra tecnica, territorio e creatività

L’inizio del viaggio: trota salmonata, cocco e mandorla

Sliced smoked salmon with dollops of cream, fresh basil leaves, and white edible flowers arranged on a plate with a light olive oil drizzle.

Ad aprire la cena è la trota salmonata firmata Matteo Corridori, un piatto che introduce subito il tema della serata: l’incontro tra freschezza, leggerezza e contaminazione. Il pesce viene valorizzato attraverso un’acqua di ceviche al cocco e mandorla, capace di esaltarne la delicatezza con una trama aromatica esotica e raffinata. Un’entrée che gioca sull’equilibrio tra la dolcezza della materia prima e la componente acidula della marinatura.

Nel calice arriva il Calvi Kantaros Riesling, scelto per accompagnare la freschezza della trota e amplificarne le note minerali e agrumate.

La memoria italiana riletta da Cobuzzi: “La mia parmigiana”

Beetroot cubes with microgreens atop a pool of pale cream sauce, circled by green herb oil on a white plate.

Il primo intervento di Michele Cobuzzi porta in tavola una delle sue interpretazioni più riconoscibili: “La mia parmigiana”. Il grande classico mediterraneo viene trasformato attraverso una lettura contemporanea dove la melanzana alla brace diventa protagonista, arricchita dalle sfumature speziate del curry verde, dalla profondità dell’aglio nero, dalla freschezza dell’acetosella e dalla cremosità sapida della provola affumicata. Un piatto che racconta la capacità dello chef di lavorare sui contrasti: il vegetale incontra le note tostate e affumicate, mentre la tradizione viene filtrata attraverso tecnica e ricerca.

L’abbinamento è affidato al Monte Maletto Vecchio Tonneaux Bianco, capace di sostenere la complessità aromatica del piatto grazie alla struttura e alla morbidezza del sorso.

L’essenza del riso: Risotto San Massimo, caprino e funghi di stagione

Three dumplings topped with a pale creamy sauce on a plate, resting on sautéed mushrooms.

Torna la firma di Matteo Corridori col Risotto San Massimo, una preparazione costruita sulla purezza del cereale e sulla valorizzazione degli ingredienti. Il riso viene mantecato col caprino del Casale Roccolo, che dona cremosità e una piacevole nota lattica, mentre l’insalata di funghi di inizio stagione aggiunge profondità e sentori di bosco. A completare il piatto arriva il finger lime, capace di introdurre una sorprendente tensione agrumata e una freschezza che alleggerisce la struttura del risotto.

L’accompagnamento scelto è Angelinetta Occhi Blu, un vino che dialoga con la componente cremosa e con le sfumature vegetali del piatto, mantenendo equilibrio e dinamismo.

Il piatto simbolo di Cobuzzi: spaghetto al burro affumicato, yuzu, alici, tarassaco e caviale

Pasta dish with a round roasted beet slice and fresh green herbs on a white plate.

Tra le portate più incisive della serata spicca lo spaghetto al burro affumicato, yuzu, alici, tarassaco e caviale di Michele Cobuzzi. Una composizione che lavora sulla stratificazione del gusto: la rotondità del burro affumicato incontra la sapidità delle alici, la freschezza agrumata dello yuzu e le note amaricanti del tarassaco. Il caviale aggiunge eleganza e persistenza, completando un piatto dove ogni elemento trova il proprio spazio senza sovrastare gli altri. Una sintesi perfetta della cucina di ANIMA: tecnica precisa, ricerca dell’umami e grande attenzione all’equilibrio.

Nel calice viene proposto il Terre Siciliane Bianco IGT “Mareneve” di Federico Graziani, un vino dalla forte personalità minerale e vulcanica, ideale per accompagnare la complessità aromatica e la componente marina della preparazione.

Il mare incontra la terra: rana pescatrice laccata alla barbabietola

Seared steak slice with brown sauce on a white plate, beside a lemon-wedge and herb garnish topped with a purple flower.

La portata principale porta nuovamente la firma di Cobuzzi con una rana pescatrice laccata alla barbabietola, accompagnata da una salsa ai molluschi caramellati. Un piatto intenso, dove la delicatezza del pesce incontra la dolcezza terrosa della barbabietola e la profondità dello jus marino. La salsa ai molluschi introduce una componente umami e una persistenza gustativa che amplificano il carattere della rana pescatrice, creando un equilibrio tra eleganza e intensità.

L’abbinamento è con il Comai Pinot Nero, scelta che valorizza il lato più strutturato della portata grazie alla finezza tannica e alla capacità del vino di accompagnare sapori complessi.

La chiusura dolce: mousse ai lamponi, fragoline e fiori di sambuco

Dessert plated on a white ribbed plate with a scoop of ice cream, red sorbet, a crispy tuile, microgreens, and a ringed orange sauce with white dollops around it

Il finale è affidato a Matteo Corridori, che firma una mousse ai lamponi e fragoline di bosco giocata sulla leggerezza. Il dessert si arricchisce con un caramello ai fiori di sambuco, l’acetosella di bosco e un gelato allo yogurt e cappero, elementi che introducono una sorprendente componente erbacea e una piacevole nota sapida. Un dessert che chiude il percorso mantenendo la stessa filosofia dell’intera cena: equilibrio tra contrasti, ricerca aromatica e valorizzazione dell’ingrediente.

In abbinamento arriva il Nebbiolo Rosato “Gloria” di Marcel Zanolari, un vino capace di accompagnare la parte fruttata del dessert grazie alla sua freschezza e alle sue sfumature floreali, prima della piccola pasticceria finale.

Piccola pasticceria (Petite Four)

Left: three chocolate-covered cherries on ice in a cocktail glass; right: slice of cheesecake with dried fruit on a plate at a fine-dining table

Piccole e deliziose creazioni per una chiusura in grande stile.

Una fotografia dell’alta cucina contemporanea

L’interesse della serata va oltre la presenza di tre chef di talento. A emergere è soprattutto una visione condivisa della ristorazione contemporanea, dove il dialogo tra professionisti diventa occasione di sperimentazione e contaminazione. Il risultato è un menù che attraversa lago, montagna e città senza mai indulgere nell’esercizio di stile, privilegiando una cucina leggibile, tecnica e fortemente centrata sull’ingrediente. Un racconto gastronomico in cui ogni piatto mantiene la propria identità ma contribuisce a costruire una narrazione comune, confermando come le collaborazioni tra chef rappresentino oggi uno dei linguaggi più interessanti dell’alta cucina italiana.

Per informazioni

https://www.musacomo.com/

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Carlo Bellino