Nomad, nel Certosa District un Contemporary Italian Restaurant & Bar
Nomad: nel Certosa District, a Milano, una fabbrica degli anni Ottanta rinasce come Contemporary Italian Restaurant & Bar
Milano continua a cambiare pelle. A nord-ovest della città, nel nuovo Certosa District, la memoria industriale diventa materia per una nuova idea di lifestyle. È qui, in una fabbrica degli anni Ottanta recuperata dopo quarant’anni, che prende forma Nomad: non un semplice ristorante, bensì un luogo ibrido in cui tavola, mixology, musica e design convivono nello stesso spazio. Il nome racconta già la filosofia. Nomade è chi si muove, esplora, cambia prospettiva e sa sentirsi a casa anche lontano da casa. Nomad si rivolge a un pubblico internazionale soprattutto per attitudine: curioso, dinamico e poco incline ai formalismi. L’idea è semplice: si arriva per cena, si può continuare al bar, ascoltare musica, incontrarsi, fermarsi più a lungo. Una serata senza un copione prestabilito.
Industrial Jungle

Il progetto occupa oltre 1.500 metri quadrati in via Varesina 184. Il concept, definito Industrial Jungle, conserva il carattere dell’edificio e lo porta nel presente: pietra, cemento e legno dialogano con una vegetazione tropicale diffusa, mentre la luce ammorbidisce la componente più materica degli ambienti. Gli spazi sono fluidi e possono cambiare funzione durante la giornata. Accanto al ristorante ci sono l’area esterna dedicata a musica ed eventi, la chef table, una pergola climatica privata e ambienti destinati a cene riservate, presentazioni e appuntamenti corporate. Circa 120 coperti distribuiti tra sala, chef table, bar e veranda costruiscono una continuità tra ambienti diversi. Il design, qui, non è una semplice scenografia: determina il modo in cui il locale viene attraversato e vissuto.
La cucina: radici italiane, sguardo cosmopolita
A guidare la cucina è Francesco Guarino, professionista che ha iniziato giovanissimo e ha costruito il proprio percorso tra Milano e il Nord Italia. Tra le esperienze più significative, quella all’Excelsior Hotel Gallia di Milano, al fianco della famiglia Cerea, cui si aggiungono esperienze internazionali in Giappone, Vietnam e Messico. Al Nomad la sua cucina parte dalla tradizione italiana, ma evita deliberatamente la nostalgia. Tecnica misurata, materia prima e contaminazioni internazionali costruiscono piatti riconoscibili e, allo stesso tempo, aperti a interpretazioni contemporanee.
Il bar detta il ritmo
Se la cucina definisce il carattere gastronomico, il cocktail bar ne rappresenta la parte più dinamica. La drink list porta la firma di Marcos Néia, bar manager con oltre vent’anni di esperienza tra Brasile, Italia e Dubai, maturata tra hotellerie cinque stelle, fine dining e locali ad alta affluenza. La sua cifra unisce tecnica classica e sensibilità brasiliana, riletta attraverso ingredienti e cultura italiana. Il risultato è una proposta pensata per accompagnare l’intera giornata: aperitivo, cena e dopocena. Il grande banco bar in pietra diventa il cuore sociale del locale. È il punto in cui ospiti, bartender e cucina si incontrano, e dove la serata può cambiare direzione. Interessante anche il rapporto tra cocktail e cucina. Durante la fase di sviluppo della drink list, uno scarto di lavorazione nato dietro al bancone è stato recuperato e trasformato in ingrediente per un dessert. Un piccolo episodio che sintetizza bene il metodo Nomad: le idee circolano, attraversano i reparti e possono trasformarsi.
Una squadra internazionale
Dietro l’esperienza ci sono dodici professionisti, con un’età media di 38 anni e provenienze da Italia, Brasile, Ecuador e Sri Lanka. Briefing, assaggi, debriefing e masterclass di vino e mixology fanno parte della quotidianità. L’obiettivo è costruire un servizio coerente, capace di adattarsi all’ospite senza diventare impersonale. Perché l’accoglienza, al Nomad, non segue un copione identico per tutti. Si costruisce nel tempo, attraverso la familiarità e la capacità di leggere il momento.
Dalla ristorazione ad un nuovo lifestyle
Nomad nasce dall’esperienza trentennale di un gruppo di imprenditori attivi nella ristorazione e nell’intrattenimento ed è sviluppato da Wave, holding specializzata nel new entertainment. Tra gli ideatori e sviluppatori del progetto figurano Alberto Baldaccini, Fabricio Lanfredi e Dario De Lisi, con competenze che attraversano finanza, hospitality, intrattenimento e comunicazione. La visione non si ferma a Milano. Tra i progetti già avviati ci sono OASI Nomad Beach House a Santa Teresa di Gallura, beach club del Mangia’s Santa Teresa Sardinia, Curio Collection by Hilton, e Nomad Factory Living, progetto immobiliare dedicato a 35 luxury industrial loft ispirati all’universo Nomad.
La degustazione
Ci accolgono l’affabile Maike, il bar manager Marcos Néia, lo chef Francesco Guarino e lo chef de rang Momo. Un plauso a tutto il personale di sala, molto disponibile e attento al servizio. Noi abbiamo provato diverse portate à la carte. Di seguito le nostre impressioni.

Il percorso si apre con tre assaggi che invitano subito alla condivisione: le chips di manioca, leggere e croccanti, salmone e la montanarina, omaggio alla tradizione partenopea reinterpretata nel linguaggio informale e cosmopolita del locale.
Ad accompagnare l’inizio della degustazione sono due cocktail dalla personalità distinta. L’Umami Martini esplora la dimensione sapida e marina attraverso distillati di alghe nori e kombu, vermouth Martini Bianco, Tio Pepe fino sherry e bitter all’arancia. Ne nasce un sorso complesso, nel quale le note iodate incontrano le sfumature erbacee e agrumate. Il Periodista, variante del Daiquiri, sceglie invece una strada più solare: rum bianco, triple sec, apricot brandy, succo di lime e zucchero bianco costruiscono un equilibrio tra freschezza citrica, dolcezza fruttata e intensità alcolica.

Il viaggio prosegue con il Ceviche del Nomad, dove pesce e crostacei dialogano con una spuma leggera di leche de tigre e platano. L’acidità, elemento centrale della preparazione, valorizza la freschezza della materia prima, mentre il platano introduce una nota vegetale e una sfumatura esotica. Un piatto che guarda alla tradizione latinoamericana senza rinunciare a una presentazione contemporanea.

Il polpo arrosto cambia registro e punta sulla profondità dei sapori. La consistenza carnosa del mollusco incontra un cremoso di patate al limone, il carattere speziato del chorizo e la freschezza aromatica della maionese al prezzemolo. La dolcezza delle patate, la nota agrumata e la componente sapida e affumicata della componente iberica costruiscono un insieme articolato, giocato sul contrasto tra morbidezza e intensità.

Con le linguine all’astice del Pastificio Gentile, la pasta diventa protagonista di una cucina che mette al centro il gusto. L’astice, i pomodori appassiti, la sua bisque e il basilico compongono una ricetta in cui la dolcezza del crostaceo si intreccia con la concentrazione del pomodoro e la profondità del fondo. La bisque avvolge la pasta e ne amplifica la componente marina, mentre il basilico porta una chiusura fresca e fragrante.

Segue il trancio di ricciola, accompagnato da una passata alla brace, fondo bruno di pesce e radicchio marinato. La cottura valorizza la consistenza del pesce, mentre le note affumicate e la concentrazione del fondo ne sostengono la struttura. Il radicchio introduce una piacevole vena amaricante e una componente vegetale che bilancia la ricchezza della preparazione. A completare il piatto, funghi shiitake alla plancha, con le loro sfumature terrose e umami.
In abbinamento, il Franciacorta San Cristoforo Brut offre una parentesi di freschezza ed equilibrio. Il colore è giallo paglierino con riflessi verdi; al naso emergono delicati sentori di frutta matura, frutta secca e miele. Al palato è piacevolmente fresco e sapido, con una buona salinità accompagnata da morbidezza. La sua versatilità lo rende un compagno interessante per le preparazioni di mare, grazie alla capacità di sostenere le componenti sapide e alleggerire la persistenza dei piatti più strutturati.

Il finale si muove tra richiami alla pasticceria classica e accenti più giocosi. Il Tiramisù Nomad riprende il dialogo intramontabile tra caffè, cacao e mascarpone, puntando su una consistenza morbida e cremosa e su una rilettura contemporanea di un grande classico italiano.

La pera cotta nel vino rosso, adagiata su un letto di biscotti al burro sbriciolati e accompagnata da cioccolato e riduzione di vino, lavora invece sui contrasti: la dolcezza delicata della frutta incontra le sfumature speziate e tanniche del vino, la croccantezza del biscotto e la profondità del cioccolato. Un dessert dalle tonalità autunnali, in cui consistenze e intensità si rincorrono senza appesantire.
A chiudere il percorso, i pop corn al caramello aggiungono una nota divertente e informale, quasi un piccolo intermezzo da condividere. Il congedo è affidato ad Amara, liquore amaro di arancia di Sicilia, con il suo profilo agrumato e la sua impronta amaricante: un ultimo sorso che richiama il Mediterraneo e lascia una sensazione fresca e persistente.
Da Nomad, la degustazione si sviluppa così attraverso registri diversi: suggestioni asiatiche, acidità latinoamericane, richiami iberici e una solida matrice mediterranea. Una cucina che non cerca una sola identità, ma costruisce il proprio carattere proprio nell’incontro tra ingredienti, tecniche e culture, accompagnando ogni passaggio con una proposta beverage pensata per amplificarne le sfumature.
Non un indirizzo, ma una destinazione
La vera scommessa di Nomad è forse tutta qui: non affiancare semplicemente cucina, cocktail, design e musica, ma farli vivere come parti di una stessa esperienza. In una Milano che continua a spostare i propri confini, il Certosa District rappresenta una delle nuove frontiere della città. Nomad prova a interpretarla con un linguaggio contemporaneo: internazionale senza essere anonimo, informale senza rinunciare alla qualità, scenografico senza perdere la centralità dell’ospitalità. Perché un ristorante può essere un luogo dove mangiare oppure può diventare un posto in cui restare: Nomad sceglie la seconda strada.
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