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Cantine Romagnoli 1857: storia, tempo, terra e ora anche un nuovo Wine Shop

Il vino va raccontato con poche parole che rimangono impresse nella mente: quelle che vogliono stupire si dimenticano in fretta

Di vino si può parlare a lungo, oppure scegliere poche parole che restano. Alle Cantine Romagnoli 1857 la scelta è netta: il vino non ha bisogno di effetti speciali, ma di radici profonde e di tempo per farsi capire. È da qui che nasce un racconto che tiene insieme storia, tempo e terra, senza mai alzare la voce.

Storia, prima di tutto

La vigna, qui, si coltiva dal 1857. Gli edifici rurali della cantina conservano ancora l’impianto delle corti agricole ottocentesche, nate quando l’Italia unita era solo un’idea. Di quel vino antico sappiamo poco, ma sappiamo molto bene da dove arriva quello di oggi: da quasi 170 anni di lavoro agricolo, di continuità e di resilienza. Un passaggio chiave arriva negli anni Venti del Novecento, quando, dopo la devastazione della fillossera, la famiglia Romagnoli investe risorse ed energie per ricostruire il patrimonio vitivinicolo locale, sfruttando anche le nuove leggi a sostegno della viticoltura. È un gesto che segna definitivamente il legame tra la cantina e il territorio. Nel 2007 il testimone passa alla famiglia Bertola, insieme ad altri soci, fino alla piena autonomia raggiunta nel 2015. Non una cesura, ma una prosecuzione coerente di una storia che continua a evolvere senza perdere memoria.

Il tempo come alleato

Il tempo non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. È il filo che lega la vigna alla cantina, la vendemmia all’uscita sul mercato. Alle Cantine Romagnoli il vino non viene mai forzato: matura quanto serve, senza scorciatoie. Lo si capisce anche dai nomi delle etichette, volutamente eloquenti. Pigro, per esempio, è una dichiarazione d’intenti: un metodo classico che sceglie la lentezza, l’affinamento prolungato sui lieviti, la pazienza come valore enologico. Lo stesso vale per i vini fermi e per la selezione Tenute Nura, dove il tempo diventa strumento di precisione e profondità espressiva.

La terra, colore e sostanza

Poi c’è la terra, quella vera, concreta, che qui ha persino un nome-codice: P188, il pantone che identifica il colore dei suoli da cui nasce la quasi totalità dei vini aziendali. Un dettaglio solo in apparenza estetico, che invece racconta un legame viscerale con il suolo. La tutela della terra è al centro delle scelte agronomiche e di cantina. Da anni Cantine Romagnoli adotta pratiche di agricoltura biologica, limitando al minimo gli interventi invasivi. Nella selezione Tenute Nura entrano anche alcuni principi dell’agricoltura biodinamica, intesi come ascolto del vigneto e rispetto dei suoi equilibri naturali. L’obiettivo è chiaro: consegnare alle generazioni future una terra viva, fertile, capace di raccontarsi ancora.

I vini: espressioni coerenti del territorio

A dare forma concreta a questa vision è anche il lavoro in cantina di Matteo Brunelli, enologo di Cantine Romagnoli 1857. Una mano enologica che privilegia l’equilibrio, la bevibilità e la fedeltà al territorio dei Colli Piacentini, in piena coerenza con i valori di storia, tempo e terra che guidano l’azienda.

Metodo Classico “Pigro”

È uno dei simboli della cantina. Ottenuto principalmente da Pinot Nero, Pigro nasce per restare a lungo sui lieviti, sviluppando una complessità che non cerca mai l’eccesso. Al naso emergono note di crosta di pane, agrumi maturi e leggere sfumature tostate; al palato è gradevole, verticale, con una bollicina fine e una chiusura sapida. Un vino che non ha fretta e non la chiede a chi lo beve. Seducenti anche le versioni rosè e pas dosè.

Vini fermi – Linea P188

La linea P188 raccoglie vini che parlano direttamente il linguaggio del suolo:

  • Ortrugo: fresco, essenziale, con profumi di mela verde, erbe di campo e una beva scorrevole che invita al secondo sorso;
  • Malvasia di Candia Aromatica: espressiva ma misurata, floreale e agrumata, con un finale asciutto;
  • Barbera: dinamica, giocata su acidità e frutto più che sulla potenza. Interessante anche la nuova versione spumantizzata;
  • Bonarda (Croatina): profonda, con note di mora, pepe e una trama tannica elegante.

Tenute Nura

È la selezione più identitaria, quella dove il lavoro in vigna e il tempo di affinamento trovano la loro massima sintesi. Qui i vini sono più complessi, capaci di evolvere a lungo in bottiglia. Ogni etichetta è pensata come una fotografia fedele di un luogo e di un’annata.

Nuovo Wine Shop: il vino diventa esperienza

Un capitolo recente e significativo nella storia dell’azienda è l’inaugurazione del nuovo Wine Shop: uno spazio rinnovato, moderno e accogliente affacciato sui vigneti dei Colli Piacentini, progettato come vetrina delle eccellenze della cantina e del territorio. Il nuovo negozio è stato ufficialmente inaugurato sabato 7 febbraio 2026 presso la sede di Via Genova 20 a Villò di Vigolzone, alla presenza della famiglia Bertola, dell’amministratore Franco Albertini e del Ministro per gli affari europei Tommaso Foti – qui più in veste di amico -, con un brindisi di apertura accompagnato da degustazioni dei vini aziendali abbinate alle specialità gastronomiche della Val Tidone. Aperto ogni giorno (dalle 8:30 alle 18:30) con possibilità di assaggi e degustazioni, lo shop diventa anche un punto di contatto diretto tra pubblico e cantina, dove prenotare visite guidate e approfondire l’identità dei vini in produzione

Sarebbe facile usare parole come passione, autenticità, tradizione o innovazione. Troppo spesso sono formule scontate e generiche. Alle Cantine Romagnoli 1857 si preferisce restare saldi su tre concetti chiari: storia, tempo, terra — e ora anche accoglienza grazie al nuovo Wine Shop -, dove chiunque può toccare con mano l’essenza di un grande racconto enologico. Il resto non viene spiegato, ma sussurrato direttamente dalle bottiglie, a chi ha voglia di ascoltare.

Per informazioni

https://www.cantineromagnoli.it/

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Carlo Bellino