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Tenuta di Castellaro: dove la vite abbraccia il vulcano tra mito e natura

A Lipari sorge Tenuta di Castellaro, azienda vinicola della famiglia Lentsch esempio virtuoso di viticoltura eroica e sostenibile            

Sull’isola di Lipari, dove il sole cala a picco sul Tirreno e la terra pulsa del fuoco primordiale dei vulcani, sorge la Tenuta di Castellaro, un’opera viva, un omaggio alla natura, all’architettura e alla cultura millenaria della viticoltura isolana. È un luogo in cui il tempo si intreccia con la materia, dove la vite cresce in ascolto del vento e della pietra e dove ogni bottiglia racconta un territorio irripetibile. Nata dal sogno della famiglia Lentsch, bergamaschi stregati dal fascino selvaggio delle Eolie, Tenuta di Castellaro è un esempio virtuoso di viticoltura eroica e sostenibile. Con i suoi 24 ettari vitati e una produzione di circa 70.000 bottiglie l’anno, si distingue non solo per la qualità dei suoi vini da uve autoctone – Malvasia delle Lipari e Corinto Nero in primis – ma anche per una visione olistica che abbraccia il paesaggio, l’architettura e la memoria dei luoghi.

Un terroir nato dal fuoco

Coltivare la vite su un vulcano non è impresa semplice. A Lipari, l’agricoltura è una forma di resistenza poetica: i terrazzamenti si arrampicano su pendii impervi, i venti marini sfiorano i grappoli, il suolo è un mosaico complesso di pomice, ossidiana, cenere e lapilli. Un ambiente ostile eppure incredibilmente generoso, dove ogni pianta affonda le radici in strati di storia geologica che affiorano come capitoli scolpiti nella roccia. Le escursioni termiche, i venti di scirocco e maestrale, la luce riflessa dalle ossidiane: tutto contribuisce ad una maturazione lenta e ricca, che conferisce ai vini profondità, eleganza e personalità. Ogni sorso è un viaggio nel cuore pulsante dell’isola.

La vite come custode del paesaggio

I vigneti della tenuta si distribuiscono tra la Piana di Castellaro, a 350 metri sul mare, e Vigna Cappero, a sud-est, dove le piante sembrano sfiorare l’acqua. Qui, su minuscoli appezzamenti sorretti da muretti a secco in pietra lavica, la Malvasia delle Lipari e il Corinto Nero vengono coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica e vegan, con l’antico sistema ad alberello. Un lavoro certosino, tutto manuale, che inizia con la selezione massale delle piante autoctone, in collaborazione con i vivaisti storici di Pépinières Guillame, e continua con la gestione personalizzata di ogni singola vite. L’obiettivo è esaltare la variabilità genetica, eliminare le malattie virali, e restituire al vino la complessità naturale del suo territorio d’origine.

La cantina: un’opera d’arte tra terra e cielo

Cuore tecnologico e spirituale del progetto è la cantina, un capolavoro architettonico a impatto zero che unisce innovazione e memoria. Totalmente ipogea, costruita con materiali locali e pensata per fondersi con il paesaggio, la cantina si sviluppa su tre livelli, sfruttando la gravità per movimentare i vini senza stress. La barricaia, ispirata al Chiostro Normanno di Lipari, è un viaggio nel tempo geologico: le colonne, scolpite nel suolo vulcanico, raccontano 20.000 anni di eruzioni e stratificazioni. La luce naturale entra da camini solari, il vento modella la temperatura interna grazie a una torre d’ispirazione persiana. È una cattedrale sotterranea in cui il vino matura in silenzio, accarezzato dal respiro dell’isola.

Oltre il vino: una visione di bellezza e collettività

Ma Tenuta di Castellaro è anche altro: un wine resort immerso nella quiete, un parco geominerario – quello delle Cave di Caolino – ripulito e restituito alla comunità, un luogo in cui vivere esperienze immersive, tra tramonti infuocati, degustazioni in vigna e cammini nella memoria. È un modello di enoturismo che mette al centro il territorio, con la volontà di preservarlo, valorizzarlo e raccontarlo, nel rispetto delle sue radici e con uno sguardo proiettato al futuro.

Note di degustazione

Noi abbiamo degustato Bianco Pomice, il bianco di riferimento dell’azienda presente fin dalla prima vendemmia del 2008. Blend di Malvasia delle Lipari (60%) e Carricante (40%), coniuga e armonizza le caratteristiche di due vitigni molto diversi, per cui gli aromi inebrianti della Malvasia si sposano con la fresca carezza minerale del Carricante, creando un vino di grande finezza e freschezza, sia olfattiva che al sorso.

Bianco Pomice annata 2023

Esame visivo: impronta cromatica paglierina.

Esame olfattivo: suadenti sentori floreali, di gradevole intensità, introducono delicate note di frutta bianca, agrumi e accenni minerali.

Esame gusto-olfattivo: all’assaggio l’impatto è di ottima freschezza, che sorregge le sensazioni floreali e fruttate percepite all’olfatto. Chiusura duratura dai ricordi minerali.

Abbinamento: ottimo con primi e secondi di pesce.

In un mondo che cerca autenticità, Tenuta di Castellaro è una risposta luminosa, dove ogni vino è figlio del fuoco, del vento e della cura. E dove, davvero, la natura ha trovato casa.

Per informazioni

https://www.tenutadicastellaro.it/

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Carlo Bellino