Milano ospita The World’s 50 Best Bars: il Top della mixology parla italiano
Bar Leone di Hong Kong si conferma primo, il Moebius di Milano conquista il secondo posto, diventando il miglior cocktail bar d’Europa
Per la prima volta, la cerimonia di The World’s 50 Best Bars si è svolta in Italia. Il 7 ottobre 2026, al Palazzo del Ghiaccio di Milano, la comunità internazionale della mixology si è riunita per svelare la classifica dei migliori cocktail bar del mondo. Una serata destinata a essere ricordata dagli appassionati italiani: al primo posto si conferma Bar Leone di Hong Kong, fondato dal romano Lorenzo Antinori, mentre Moebius Milano conquista la seconda posizione, salendo dal settimo posto del 2025 e diventando il miglior bar d’Europa. È il risultato più alto mai raggiunto da un locale italiano nella graduatoria mondiale.
Si può parlare di una doppietta italiana, anche se i due indirizzi si trovano in città molto diverse e propongono esperienze distinte. Da una parte, Hong Kong celebra la cultura del bar di quartiere all’italiana; dall’altra, Milano porta sul podio un progetto che unisce miscelazione, gastronomia, design e musica. Due interpretazioni dell’ospitalità contemporanea, accomunate dalla capacità di trasformare un cocktail in un’esperienza.
The World’s 50 Best: giuria e obiettivi della classifica
La classifica The World’s 50 Best Bars 2025 viene stilata sulla base dei voti della The World’s 50 Best Bars Academy, composta da oltre 800 esperti del beverage, con equilibrio di genere, tra cui bartender e consulenti di fama internazionale, giornalisti specializzati in beverage e cocktail expert provenienti da tutto il mondo. I votanti sono distribuiti in 29 regioni geografiche globali, ciascuna guidata da un Academy Chair che seleziona i votanti della propria regione. La distribuzione dei votanti è studiata per riflettere il livello relativo di sviluppo e maturità del settore beverage e la concentrazione di bar di qualità in ciascuna regione. L’obiettivo è quello di promuovere i bar e valorizzare i talenti del bartending, con l’intento anche di sostenere il settore dell’ospitalità, ispirando gli appassionati di cocktail di tutto il mondo a scoprire i migliori locale e le nuove destinazioni del bere.
BAR LEONE: il locale di Hong Kong che si ispira ai cocktail bar di quartiere romani

Per il secondo anno consecutivo, Bar Leone conquista il titolo di miglior bar del mondo, confermandosi anche ai vertici della scena asiatica. Il locale nasce dall’idea di Lorenzo Antinori, bartender romano che ha trasferito a Hong Kong la propria interpretazione del bar italiano.
Il punto di forza è un concept volutamente controcorrente rispetto alla spettacolarizzazione che spesso caratterizza la mixology contemporanea. Antinori ha riportato al centro la cultura del bar di quartiere, ispirandosi soprattutto ai locali romani degli anni Ottanta e Novanta: luoghi di incontro quotidiano in cui l’aperitivo è un’occasione per conversare, mangiare qualcosa e sentirsi a casa.
La filosofia è quella dei Cocktail Popolari: drink riconoscibili, preparati con rigore, che mettono al primo posto il gusto e il piacere della convivialità. Più che inseguire tecniche scenografiche, Bar Leone punta sulla qualità della preparazione, sulla familiarità dei sapori e su un’accoglienza informale.
Anche l’ambiente racconta questa identità. Richiami vintage, riferimenti alla cultura popolare italiana e un’atmosfera rilassata restituiscono lo spirito del classico bar di quartiere. Il legame con la gastronomia è altrettanto evidente: tra i simboli del locale c’è il panino alla mortadella, emblema di una semplicità che non rinuncia alla cura.
Il successo di Bar Leone dimostra come un’identità profondamente italiana possa trovare una dimensione internazionale senza perdere autenticità. A Hong Kong, Antinori non ha semplicemente esportato un modello: lo ha reinterpretato, trasformandolo in un linguaggio capace di parlare a un pubblico globale.
MOBIUS: il locale di Milano conquista con il suo Pesto Martini e con il suo concept innovativo
Se Hong Kong celebra il bar di quartiere reinterpretato in chiave contemporanea, Milano risponde con un progetto che supera i confini tradizionali del cocktail bar. Moebius, fondato da Lorenzo Querci e situato in via Alfredo Cappellini 25, nei pressi della Stazione Centrale, è salito dal settimo al secondo posto della classifica mondiale, conquistando anche il titolo di miglior bar d’Europa.
Aperto nel 2019 all’interno di un ex magazzino tessile, Moebius è uno degli indirizzi che meglio raccontano l’evoluzione della scena meneghina. Qui la mixology dialoga con la cucina, il design e la musica, dando vita a un luogo in cui il cocktail non è soltanto il motivo della visita, ma parte di un’esperienza più ampia.
Il nome è un omaggio al mondo dei fumetti, grande passione del patron, e richiama Jean Giraud, il disegnatore francese conosciuto con lo pseudonimo di Moebius. Il progetto degli spazi, sviluppato in collaborazione con lo studio Q-Bic, gioca sul contrasto tra suggestioni surreali e fantascientifiche e materiali grezzi, come ferro, mattoni a vista e legno.
Al centro dell’ambiente si trova uno degli elementi più sorprendenti: un ulivo andaluso di circa 700 anni, racchiuso in una struttura vetrata che si sviluppa su due livelli. Intorno, una scenografia industriale che accoglie funzioni diverse, dal cocktail bar al bistrot, dal ristorante di ricerca alla musica dal vivo, fino alla vendita di vinili.
Il cuore della miscelazione è il bancone, con appena sette posti davanti ai bartender e una bottigliera in cemento alta circa tre metri, che ospita oltre 300 etichette di liquori e distillati. A guidare il lavoro del bar è Giovanni Allario, bar manager, con una proposta che esplora il dialogo tra cocktail e cucina.
I drink puntano su sapori decisi, accostamenti insoliti e una ricerca che guarda alla gastronomia senza perdere di vista l’equilibrio della bevuta. È una miscelazione che non si limita a reinterpretare i classici, ma cerca nuove combinazioni attraverso ingredienti e tecniche ispirati anche al mondo culinario.
Tra le creazioni più rappresentative c’è il Pesto Martini, preparato con vodka, aceto balsamico bianco e pesto di basilico fatto in casa. Un cocktail dalla componente sapida e aromatica, che porta nel bicchiere uno degli abbinamenti più riconoscibili della cucina italiana. Il Seed Negroni, con semi di zucca tostati e crema, ne rappresenta un’altra interpretazione, giocando su note vegetali e una maggiore ricchezza gustativa.
Sono drink che raccontano bene l’identità di Moebius: la cucina non è un elemento accessorio, ma una fonte di ispirazione per la miscelazione.
Il cuore della miscelazione è il bancone, con appena sette posti davanti ai bartender e una bottigliera in cemento alta circa tre metri, che ospita oltre 300 etichette di liquori e distillati. A guidare il lavoro del bar è Giovanni Allario, bar manager, con una proposta che esplora il dialogo tra cocktail e cucina.
I drink puntano su sapori decisi, accostamenti insoliti e una ricerca che guarda alla gastronomia senza perdere di vista l’equilibrio della bevuta. È una miscelazione che non si limita a reinterpretare i classici, ma cerca nuove combinazioni attraverso ingredienti e tecniche ispirati anche al mondo culinario.
Tra le creazioni più rappresentative c’è il Pesto Martini, preparato con vodka, aceto balsamico bianco e pesto di basilico fatto in casa. Un cocktail dalla componente sapida e aromatica, che porta nel bicchiere uno degli abbinamenti più riconoscibili della cucina italiana. Il Seed Negroni, con semi di zucca tostati e crema, ne rappresenta un’altra interpretazione, giocando su note vegetali e una maggiore ricchezza gustativa.
Sono drink che raccontano bene l’identità di Moebius: la cucina non è un elemento accessorio, ma una fonte di ispirazione per la miscelazione.
Il resto della top ten: dall’America Latina all’Asia
Dopo Bar Leone e Moebius, il terzo posto va ad Alquímico di Cartagena, in Colombia, seguito da Bar Us di Bangkok e Line di Atene. Al sesto posto si trova Handshake Speakeasy di Città del Messico, seguito da Zest di Seul e dal londinese Connaught Bar. Chiudono la top ten Lady Bee di Lima, al nono posto, e Bar Mauro di Città del Messico, al decimo.
La graduatoria restituisce una scena internazionale sempre più articolata, nella quale convivono stili, culture e approcci differenti. Accanto alle capitali storiche della miscelazione, emergono destinazioni che negli ultimi anni hanno investito sulla qualità dell’ospitalità e sulla costruzione di identità locali riconoscibili.
Il risultato di Moebius è particolarmente significativo proprio perché si inserisce in una competizione globale: il locale milanese si colloca davanti a indirizzi consolidati in città come Londra, Atene, Bangkok e Città del Messico.
L’Italia è il paese più rappresentato nella classifica dei 51-100 TOP cocktail bar
Il bilancio italiano è brillante nelle primissime posizioni, anche se più contenuto nel resto della classifica, se si considerano solo le prime 50 posizioni: oltre al Mobius l’unico altro locale italiano presente è Locale Firenze, al 33° posto, in discesa rispetto al 22° del 2025, con il Drink Kong di Roma e il 1930 di Milano che passano al No.92 e al No.94. L’Italia, con quattro locali in classifica, rimane comunque il Paese europeo più rappresentato anche nella 51-100 con due new entry: Freni e Frizioni di Roma si posiziona al No.62 e Gucci Giardino di Firenze al No.91.
Nel complesso, la classifica dei primi 100 riunisce locali di 34 città del mondo, con 13 new entry, con l’Europa che si conferma la regione maggiormente rappresentata, con 18 bar.
La sfida per il settore non è soltanto celebrare il successo dei singoli professionisti, ma creare le condizioni perché il talento possa svilupparsi e consolidarsi anche in Italia. Molti bartender italiani hanno costruito carriere internazionali, portando la propria esperienza in città che hanno saputo investire nella cultura del bere e nell’ospitalità.
Una serata storica per Milano
Portare The World’s 50 Best Bars a Milano ha significato mettere sotto i riflettori una città che ha fatto dell’aperitivo uno dei tratti distintivi della propria identità. La cerimonia del 7 ottobre ha trasformato il capoluogo lombardo nel punto d’incontro della comunità internazionale della mixology e ha offerto una vetrina importante alla sua scena gastronomica e del beverage.
Il risultato di Moebius, insieme alla conferma del Bar Leone al vertice mondiale, racconta due storie diverse ma complementari. Da una parte, la forza di un’idea italiana capace di conquistare Hong Kong senza rinunciare alle proprie radici; dall’altra, la capacità di Milano di costruire un progetto contemporaneo in cui cocktail, cucina e design convivono.
La classifica 2026 consegna all’Italia un motivo di orgoglio e, allo stesso tempo, una sfida. Il talento dei suoi professionisti è riconosciuto nel mondo; resta da capire come trasformare questo patrimonio in una presenza più ampia e duratura sul territorio nazionale.
Da Hong Kong a Milano, il messaggio è chiaro: per conquistare il mondo non basta preparare un cocktail impeccabile. Servono una visione, una storia da raccontare e la capacità di far sentire ogni ospite nel posto giusto.
