Tenuta di Castellaro: l’anima vulcanica dei vini delle Lipari
Tenuta di Castellaro è un progetto totale che integra viticoltura, architettura, paesaggio e cultura delle Lipari
Lì dove il sole cala a picco sul mare e la vite cresce secondo l’antico rito dell’alberello, sorge Tenuta di Castellaro: un progetto che è insieme visione enologica, opera architettonica e gesto culturale. Siamo a Lipari, nell’arcipelago eoliano, dove il paesaggio vulcanico si traduce in materia viva e identitaria. Ventiquattro ettari vitati, circa 70mila bottiglie annue, una cantina bioenergetica d’avanguardia, un wine resort diffuso e il recupero del Parco geominerario delle Cave di Caolino: Tenuta di Castellaro è una realtà complessa e coerente, fondata su un approccio naturale alla viticoltura, con protocolli biologici e vegan. A credere per primi nella forza magnetica di questo luogo è stata la famiglia Massimo Lentsch, che nel 2005 ha avviato un ambizioso progetto di valorizzazione territoriale. L’obiettivo è chiaro: custodire e interpretare l’identità eoliana attraverso vini da vitigni autoctoni – su tutti Malvasia delle Lipari e Corinto Nero – autentica espressione di un terroir unico.
Il terroir: energia primordiale e viticoltura eroica
Fare viticoltura su un’isola vulcanica significa confrontarsi con condizioni estreme. Qui il concetto di terroir si carica di un significato quasi geologico: suoli composti da ceneri, lapilli, pomici e ossidiane, stratificazioni che raccontano millenni di eruzioni. Le rocce più antiche di Lipari risalgono a oltre 200mila anni fa, mentre le più recenti – come quelle del Monte Pilato – datano al Medioevo. Pomice e ossidiana, materiali simili per composizione ma diversi per struttura, definiscono un suolo altamente drenante e ricco di microelementi.
I vigneti: alberello e selezione massale
I vigneti si distribuiscono tra la Piana di Castellaro, fino a 350 metri s.l.m, e la suggestiva Vigna Cappero, a pochi metri dall’acqua. Qui la viticoltura è dichiaratamente eroica: terrazzamenti in pietra lavica, lavoro manuale e rese limitate. La scelta agronomica è radicale: mantenere l’alberello tradizionale e lavorare su selezioni massali di Malvasia delle Lipari e Corinto Nero, in collaborazione con Pépinières Guillame. L’obiettivo è preservare la biodiversità genetica e ottenere uve ad alta concentrazione aromatica e polifenolica. Il sesto d’impianto a quinconce, ad altissima densità, ottimizza esposizione e risorse, spingendo le radici in profondità, dove il suolo vulcanico esprime tutta la sua ricchezza minerale.
La cantina: architettura ipogea e sostenibilità
La cantina è uno degli elementi più iconici del progetto. Interamente interrata e sviluppata su tre livelli, sfrutta la gravità per i travasi, eliminando l’uso di pompe e preservando l’integrità del vino. Progettata dagli architetti Michele Giannetti e Alessandro Dal Piaz, si ispira alle architetture ipogee eoliane e utilizza materiali locali. La barricaia richiama il chiostro normanno di Lipari, con colonne che raccontano visivamente le stratificazioni geologiche dell’isola. L’uso di camini solari e della torre del vento consente illuminazione e climatizzazione naturali, rendendo la struttura un modello di cantina bioenergetica a impatto minimo.
Enoturismo: vivere Tenuta di Castellaro
L’esperienza Tenuta di Castellaro si completa con un’offerta enoturistica immersiva. Dalle degustazioni guidate ai picnic tra i filari, fino al suggestivo “Brindisi al sole” al tramonto, ogni proposta è pensata per connettere vino e paesaggio. Il wine resort diffuso – con le residenze Casa Pomice, Casa Ossidiana e Casa Caolino – consente di dormire tra i vigneti, in un equilibrio raffinato tra comfort e autenticità. Fondamentale anche il recupero delle Cave di Caolino, oggi parco geominerario aperto al pubblico: un luogo di straordinaria valenza naturalistica e didattica, dove la memoria industriale si trasforma in patrimonio condiviso.
I vini: identità e precisione
I vini di Tenuta di Castellaro sono il risultato di una vinificazione poco interventista, orientata a preservare integrità e tipicità del frutto. Tra le etichette principali:
- Bianco Pomice: Malvasia e Carricante, equilibrio tra aromaticità e mineralità;
- Nero Ossidiana: Corinto Nero e Nero d’Avola, struttura e note speziate;
- Corinto: versione in purezza, profonda e materica;
- Malvasia delle Lipari: passito di grande intensità, tra dolcezza e tensione minerale;
- Eúxenos: Malvasia secca macerata in anfora, verticale e contemporanea.
La degustazione
Noi abbiamo degustato Corinto annata 2021. Di seguito le nostre impressioni.
Corinto annata 2021

Note di degustazione
Esame visivo: rubino intenso con sfumature violacee.
Esame olfattivo: il naso d’impatto, comunicativo fin dal primo momento, elargisce sentori di frutta rossa che duettano insieme a note speziate di liquirizia e pepe a completare il quadro olfattivo.
Esame gusto-olfattivo: sorso di piacevole sapidità, con un tannino morbido che mantiene la struttura elegante. Sfuma lentamente in una lunga chiusura.
Abbinamento: ottimo con carne rossa, selvaggina, formaggi di media stagionatura.
Tenuta di Castellaro è un progetto totale che integra viticoltura, architettura, paesaggio e cultura. Un laboratorio a cielo aperto dove il vino diventa strumento di narrazione territoriale. Qui, più che altrove, la terra – plasmata dal fuoco e accarezzata dal mare – diventa vino. E il vino, a sua volta, diventa racconto.

