StoriesWine People

Gamondi, la tradizione italiana dell’aperitivo guarda al futuro

Abbiamo intervistato Alessandro Toso, Responsabile Marketing Toso, sul tema della nuova cultura dell’aperitivo                      

L’aperitivo non è più soltanto il rito che precede la cena, ma un’occasione di consumo in continua evoluzione, dove cambiano i gusti, le abitudini e le aspettative del pubblico. Per le aziende del beverage, la sfida è intercettare queste trasformazioni senza perdere identità e riconoscibilità. Una prospettiva che Gamondi, marchio storico nato nel 1890 e acquisito da Toso nel 2009, affronta con uno sguardo rivolto al futuro. Ne parliamo con Alessandro Toso, responsabile marketing dell’azienda.

L’aperitivo italiano evolve verso un’esperienza sempre più consapevole, conviviale e versatile. I consumatori cercano autenticità, qualità degli ingredienti e storie da conoscere, riscoprendo categorie storiche come vermouth, bitter e amari, oggi protagoniste tanto della degustazione quanto della mixology contemporanea. Per Gamondi, marchio nato nel 1890 e acquisito da Toso nel 2009, la tradizione non è nostalgia, ma una risorsa da reinterpretare. L’obiettivo è preservare il patrimonio di ricette, botaniche e saperi produttivi, adattandolo a nuovi gusti e occasioni di consumo, dal cocktail d’autore al semplice aperitivo con ghiaccio e soda, fino ai momenti domestici.

La strategia si fonda sulla versatilità della gamma, sintetizzata nel concetto di One Bar Solution, che offre ai bartender strumenti per realizzare sia grandi classici sia creazioni contemporanee. Il dialogo con i professionisti della mixology diventa così essenziale per comprendere le nuove tendenze e valorizzare l’identità dei prodotti.

Con la filosofia Artist of the Italian Aperitivo, Gamondi punta a portare sui mercati internazionali non soltanto i propri prodotti, ma anche la cultura italiana dell’aperitivo: socialità, qualità, convivialità e libertà di scelta. La sfida è trasformare le radici storiche in una fonte di innovazione, parlando anche alle nuove generazioni senza rinunciare all’autenticità.

Il futuro dell’aperitivo italiano si riassume, secondo Alessandro Toso, in tre parole: autentico, conviviale, versatile. Valori che legano la tradizione alla contemporaneità e accompagnano la diffusione internazionale di una delle espressioni più riconoscibili dello stile di vita italiano. Di seguito l’intervista completa.

L’intervista ad Alessandro Toso

Il mondo dell’aperitivo sta attraversando una fase di profonda evoluzione. Come stanno cambiando oggi le abitudini e le aspettative del consumatore? E quali trasformazioni state osservando più da vicino?

L’aperitivo è sempre più un momento di esperienza e di socialità, non semplicemente qualcosa da bere prima di cena. Il consumatore è più curioso e informato e vuole conoscere ciò che beve: l’origine degli ingredienti, la storia e il modo in cui il prodotto è realizzato.

Sono aumentate anche le occasioni e gli stili di consumo: dalla mixology ai drink semplici, dalle proposte a bassa gradazione all’aperitivo a casa. Per un brand significa avere un’identità riconoscibile, ma anche sapersi adattare a momenti diversi.

Negli ultimi anni assistiamo a una riscoperta di categorie storiche dell’aperitivo italiano, dal Vermouth ai bitter e agli amari. Perché, secondo voi, prodotti nati dalla tradizione stanno tornando così attuali?

Perché la tradizione, quando è autentica, non passa mai di moda. Oggi c’è una forte ricerca di autenticità e meno interesse per gli eccessi del marketing. Questo porta a riscoprire prodotti legati alla cultura delle generazioni precedenti.

Vermouth, bitter e amari hanno inoltre una grande versatilità: si possono degustare lisci, con ghiaccio o soda, oppure utilizzare nella mixology. È questa combinazione di storia, identità e versatilità a renderli attuali.

Il ritorno del Vermouth sembra andare oltre una semplice moda: c’è una nuova attenzione verso ricette, ingredienti e tecniche della tradizione italiana. Quanto è importante oggi recuperare questo patrimonio e reinterpretarlo in chiave contemporanea?

È fondamentale. Recuperare la tradizione significa comprenderne le tecniche e la cultura per poterle reinterpretare.

Il Vermouth è un patrimonio straordinario, fatto di vino, botaniche, spezie e saperi produttivi. La sfida è conservarne la complessità rendendola comprensibile e vicina al consumatore di oggi. La tradizione deve essere una materia viva, non un museo.

Gamondi interpreta questa filosofia con due Vermouth di Torino IGP, Rosso e Bianco, e due Vermouth Superiori, anch’essi Rosso e Bianco, prodotti di alta qualità che hanno ottenuto importanti riconoscimenti internazionali.

Il Vermouth sta vivendo una nuova stagione anche nella mixology internazionale. Che cosa ha reso questa categoria nuovamente interessante per bartender e consumatori?

Il Vermouth ha una grande capacità di dare equilibrio, profondità e carattere a un drink. Per il bartender è quindi uno strumento creativo; per il consumatore è anche un modo semplice per avvicinarsi a una cultura del bere più consapevole.

Un Vermouth di qualità, infatti, può essere apprezzato anche semplicemente con ghiaccio e una scorza di agrume. Questa doppia natura, ingrediente da mixology e prodotto da degustazione, è una delle ragioni della sua nuova centralità.

Tradizione e innovazione

Gamondi nasce da una storia antica: come si può preservare l’identità di una ricetta storica senza trasformarla in un prodotto nostalgico, ma rendendola contemporanea?

Per noi significa non confondere tradizione e nostalgia. L’Amaro Gamondi nasce nel 1890 dall’intuizione di Carlo Gamondi e porta con sé una storia di esperienza e passione che rappresenta ancora oggi il DNA del brand.

È da questa storia che siamo partiti per sviluppare i nuovi prodotti della gamma. Un brand storico rimane vivo quando riesce a parlare anche alle generazioni che non hanno vissuto quella storia.

Quanto è cambiato il modo di progettare un prodotto rispetto al passato? Oggi un produttore deve pensare non soltanto al prodotto in sé, ma anche alle diverse occasioni e modalità di consumo?

È cambiato moltissimo. Oggi non si progetta soltanto un prodotto, ma anche il modo in cui verrà utilizzato: come sarà consumato, con cosa potrà essere miscelato, in quale locale o anche a casa.

Per Gamondi significa costruire una gamma capace di offrire soluzioni diverse, mantenendo un’identità comune: quella dell’aperitivo italiano.

La mixology è cambiata profondamente: dai grandi cocktail classici alla ricerca di drink più personali, dalla valorizzazione degli ingredienti alla crescente attenzione verso gradazioni e stili di consumo differenti. Come sta rispondendo Gamondi a questa evoluzione?

Puntando sulla versatilità della gamma. Gamondi nasce per l’aperitivo e la miscelazione e oggi offre al bartender prodotti con profili e intensità differenti. È quella che chiamiamo One Bar Solution.

Bitter, Vermouth e aperitivi possono essere utilizzati nei grandi classici così come nelle interpretazioni più contemporanee, nei cocktail strutturati come nelle preparazioni più semplici.

L’obiettivo non è inseguire ogni tendenza, ma offrire prodotti che permettano al bartender di interpretarla mantenendo una forte identità italiana.

Quanto è importante per un produttore intercettare modalità di consumo diversificate: dal cocktail sofisticato all’aperitivo più semplice, dal consumo liscio alla miscelazione, fino alle occasioni domestiche?

È diventato essenziale. La stessa persona può vivere momenti di consumo molto diversi: un cocktail al bar, un aperitivo al ristorante o un drink semplice a casa.

Per questo un prodotto contemporaneo deve essere versatile senza perdere la propria identità. Un buon Vermouth deve poter essere protagonista di un cocktail, ma anche essere gustato con ghiaccio o con una semplice aggiunta di soda.

La democratizzazione dell’aperitivo non significa semplificare la qualità, ma renderla accessibile a occasioni diverse.

Il bartender oggi può essere considerato anche un interprete della tradizione? Quanto il dialogo con il mondo della mixology contribuisce all’evoluzione dei vostri prodotti?

Assolutamente sì. Il bartender è spesso il punto di contatto tra la storia di un prodotto e il consumatore contemporaneo. Conosce la tradizione, ma la sperimenta e la porta in territori nuovi.

Per un produttore questo dialogo è prezioso: permette di capire come vengono utilizzati i prodotti, quali caratteristiche vengono valorizzate e quali nuove esigenze stanno emergendo.

Per un brand storico come Gamondi, ascoltare i bartender significa guardare al futuro senza rimanere prigionieri della propria storia.

Il futuro

In questo scenario, qual è secondo voi il futuro dell’aperitivo italiano? Vedremo un ritorno sempre più forte alle categorie storiche oppure una loro ulteriore trasformazione?

L’aperitivo italiano sta vivendo un momento molto positivo, con un potenziale di crescita importante anche sui mercati internazionali.

Le categorie storiche, dal Vermouth ai bitter e agli amari, stanno tornando al centro dell’attenzione perché rispondono bene alle nuove esigenze di consumo. Sono versatili e possono essere interpretate in molti modi, dal cocktail più sofisticato al semplice aperitivo con ghiaccio e soda.

Non è quindi un semplice ritorno al passato, ma una nuova fase: le categorie storiche sono la base per creare nuovi prodotti, rituali e occasioni di consumo.

È in questo scenario che si inserisce la filosofia di Gamondi come Artist of the Italian Aperitivo. Un artista conosce la propria tradizione, la interpreta e la trasforma. È ciò che Gamondi vuole fare con l’aperitivo italiano: valorizzarne il patrimonio e contribuire alla sua evoluzione e diffusione nel mondo.

Quali sono oggi le sfide per un produttore che vuole portare nel mondo l’autenticità dell’aperitivo italiano, senza cristallizzarla in un’immagine del passato?

La sfida è trasformare l’autenticità italiana in un linguaggio internazionale e contemporaneo.

L’aperitivo italiano ha caratteristiche molto attuali: è conviviale, informale, basato sulla qualità e offre libertà di scelta. Sono valori vicini alle nuove generazioni, interessate alle esperienze, alla scoperta e a modi di bere sempre più personali.

Per Gamondi, essere Artist of the Italian Aperitivo significa proprio questo: non limitarsi a raccontare una tradizione, ma interpretarla e renderla attuale, in Italia e all’estero, esportando la cultura dell’aperitivo.

Non dobbiamo esportare solo l’immagine dell’aperitivo, ma la sua cultura: il piacere di stare insieme, la qualità degli ingredienti, la convivialità e la libertà di vivere quel momento in modi diversi.

Gamondi vuole essere interprete e ambasciatore di questa cultura, con prodotti dalle radici 100% italiane, riconoscibili ma capaci di parlare a un pubblico internazionale.

Stiamo assistendo a un paradosso: per innovare l’aperitivo si torna alle sue origini. Quanto c’è di vero in questa affermazione?

È un’affermazione che condividiamo, anche se più che di un paradosso parlerei di un’opportunità.

Le nuove generazioni sono interessate alla provenienza dei prodotti, alle loro storie e alla qualità delle materie prime, ma non vogliono necessariamente ripetere i rituali del passato. Vogliono reinterpretarli secondo il proprio stile.

È quello che sta accadendo con l’aperitivo italiano: si riscoprono Vermouth, bitter e altre categorie storiche, utilizzandoli però in modo nuovo, attraverso la mixology, nuovi ingredienti e nuove occasioni di consumo.

Per questo il concetto di Artist of the Italian Aperitivo è così significativo per Gamondi. L’artista parte dalla conoscenza della propria cultura e dei propri strumenti per creare qualcosa di nuovo. Allo stesso modo, Gamondi parte dalla tradizione dell’aperitivo italiano per interpretarla in chiave contemporanea.

Le nostre radici possono quindi diventare una fonte di innovazione: più conosciamo la nostra storia, più possiamo reinterpretarla e portarla nel futuro.

E infine, se doveste descrivere il nuovo aperitivo italiano attraverso tre parole, quali scegliereste?

Le tre parole che sceglierei sono: Autentico. Conviviale. Versatile.

Autentico, perché il suo valore nasce da una grande tradizione, che va indietro nel tempo.

Conviviale, perché mette al centro la socialità e il piacere di condividere, com’è nello stile di vita italiano.

Versatile, perché si adatta a gusti, occasioni e modalità di consumo diversi: dal cocktail alla degustazione, dal bar alla casa.

Sono gli stessi valori che definiscono la visione di Gamondi come Artist of the Italian Aperitivo: conoscere e valorizzare la tradizione, interpretarla con creatività e portarla verso nuovi consumatori e nuovi mercati.

Per informazioni

https://toso.it/

author avatar
Carlo Bellino